Mercoledì, Giugno 19, 2013

CIGNI dalle Mille Sfumature

IUl’jana Lopatkina e Evgenij Ivanchenko nel Lago dei Cigni al Mariikskij
Incontro con le stelle del MariinskijUL’JANA LOPATKINA E EKATERINA KONDAUROVA
Interviste di Chiara Castellazzi
Foto di Natasha Razina

 

Ul’jana Lopatkina, maestoso cigno

 

Ul’jana Lopatkina è una vera étoile dall’allure maestosa. Condensa nella sua danza una modulazione di sfumature e una stratificazione di significati che attinge dalla propria interiorità e da un’inveterata tradizione. Ipersensibile Odette, con quei piccoli scatti del capo che la rendono cigno triste e trepidante. Creatura prigioniera, consapevole della propria condizione insieme di regalità e di cattività,relegata com’è in un mondo a parte. Odile brillante che usa la sua tecnica ammaliatrice e la padronanza assoluta del proprio corpo nei virtuosismi per soggiogare il principe e ridurlo in suo potere. Ora Ul’jana ci è seduta di fronte in tenuta da riscaldamento dopo una giornata di prove. Ha begli occhi profondi che sembrano conoscere verità profonde, eun viso con una pelle di porcellana. Il suo timbro di voce è caldo e porta alla luce pensieri che paiono scaturire dall’intelligenza della mente e insieme del corpo.

Quante volte avrà ballato il Lago? Eppure lo prova ancora... Non ho contato quante volte l’ho danzato, ma come i musicisti accordano gli strumenti così i ballerini accordano il loro corpo e si mettono in sintonia con il loro partner.

Ogni volta che la vediamo ballare è splendida e commovente. Mantiene quella sua capacità di sfumature e verità interpretativa. Avendo ballato alcuni titoli come Il Lago dei cigni innumerevoli volte, dove trova il nutrimento per dare spessore e luce al personaggio che balla? Anche il più meraviglioso dei lavori ha un suo lato routiniero... È una domanda interessante. Il balletto è un materiale così ricco di possibilità, di aggiungere ogni volta qualche cosa di nuovo, qualche espressione, qualche improvvisazione che è proprio questo che aiuta. Sì,ripetere gli stessi movimenti di spettacolo in spettacolo, di anno in anno può essere un lavoro di routine. È interessante allora ripetere gli stessi passi con un’emozione sempre diversa. Nel “Lago” si può cambiare l’intonazione, sia nel cigno bianco che nel cigno nero. Rendere il bianco più emotivoe espressivo e il nero più freddo e crudele. Oppure si può rendere Odette più tenera e debole e Odile più brillante e allegra. Il bianco è un cigno triste, il nero è un cigno allegro e spensierato. Ci sono tante colorazioni possibili da dare ai due personaggi.

Anche la tradizione ha un valore...La tradizione gioca un ruolo molto importante. Il Teatro deve mostrare il suo stile. La tradizione  viene inculcata già nella scuola e rimane un riferimento.

Il pubblico russo è più preparato sul balletto. È maggiormente in grado di capire il repertorio classico rispetto al pubblico medio italiano. Dal palco lei riesce a sentire la diversa partecipazione del pubblico? Sì. Forse darò una risposta inattesa: spesso in Russia incontro un’attenzione e un’aspettativa superiore alla vera conoscenza dello spettatore. Comunque più lo spettatore è abituato a seguirti sempre, più è difficile stupirlo. Perché gli amanti del balletto in Russia vanno continuamente a teatro e conoscono una ballerina da tutti i punti di vista e così a volte è più facile trovare un punto d’incontro con chi ti vede per la prima volta. Per esempio lo spettatore italiano è aperto. C’è calore e partecipazionee fin dai primi passi sul palco si sente il calore di questo interesse.

Domanda inevitabile sui ruoli. Anziché quelli che preferisce le chiedo qualile sono più lontani?Se c’è un ruolo che non sento mio, faccio di tutto per non danzarlo. Comunque fra quelli che ballo  che meno amo -  non dal punto di vista tecnico, ma psicologico e del sentimento - ci sono quelli che finiscono male e in particolare con il suicidio,come “Le jeune homme et la mort” e anche “Shéhérazade”.

Ha ballato Petit, Neumeier, Van Manen, Forsythe. Quali sono i coreografi contemporanei che più la interessano, magari anche al di fuori del vostro repertorio? Mi piace lo stile contemporaneo su basi classiche. La mia formazione classica mi fa preferire una commistione fra la libertà della danza contemporanea e la bellezza della danza sulle punte. L’“Onegin” di Crankoper esempio dove c’è una storia e pur mantenendo una tecnica accademica, c’è libertà espressiva e di movimento.

C’è qualcuno in particolare che le piacerebbe coreografasse per lei? Non mi sento di nominare un coreografoe rifiutare il talento di altri. Inoltre una creazione per me dovrebbe venire da un incontro per poter ballare quello che sento.

Qual è la dote del suo carattere che l’ha più aiutata ad emergere? La capacità di lavorare. E di non fermarmi davanti agli ostacoli.

Riesce a vedere anche spettacoli non di balletto? Cosa le interessa? Mi piace la musica sinfonica e la prosa. Un po’ meno l’opera lirica perché gli interpreti sono troppo statici e io sono interessata al movimento.

Negli anni è cambiata la sua sensibilità nell’affrontare i ruoli? Le sembra diviverli diversamente? Non solo è cambiata, ma mi impegno aguardare i ruoli in modo sempre diverso. Bisogna lavorare con l’anima e la fantasia per andare avanti e essere sempre interessante per il pubblico. Bisogna guardare in modo sempre diverso sia se stessi che lo spettacolo.

Lei è una splendida étoile oggi come lo era anni fa, ma la danza classica non perdona. Come vive il trascorrere del tempo? Cosa vede nel suo futuro? Voglio essere appagata di ogni periodo che sto vivendo. Con il tempo vorrò trasmettere agli altri ciò che ho dentro e anche acquisire nuove qualità.

Insegnerà? Sì, mi interessa rapportarmi con le persone, comunicare, trasmettere. Non è possibile ballare sempre, non è così semplice come sembra sul palcoscenico. Non si dice abitualmente ma la vita dei ballerini è dura.

Sua figlia è quasi in età di esame di ammissione alla Vaganova. Sa già cosa vuole fare da grande? Mia figlia ha già deciso che studierà, ma non la danza. Non vuole fare la ballerina.

 

 

Ekaterina Kondaurova, cigno contemporaneo

 

Ekaterina Kondaurova non ha ancora trent’anni. È bella e delicata, ricorda le immagini delle fate della tradizione irlandese, con grandi occhi verdi ammantati diun velo di ingenuità, lunghi capelli fulvi e gambe che non finiscono mai. Nel Lago usa con controllo le sue “extradoti” di gambe, ha linee e equilibri infiniti che la rendono migliore negli assoli piuttostoche nei pas de deux. Odette più nervosa e percorsa da inquietudini contemporanee che lirica e Odile non malvagia, ma fata-e, con quella giusta componente di sfida che è nella seduzione.

Ha appena finito le prove? Anche se il Lago lo balla abitualmente, esegue le prove per esteso? “Il Lago nella versione di Sergeev lo ballo solo da tre anni, direi che l’ho interpretato fra le trenta e le quaranta volte, quindi preferisco provarlo per esteso. Come ospite di altri teatri l’ho danzato in altre versioni coreografiche. Oggi però ho provato per la prima volta “Le Corsaire” che ballerò con Konstantin Zverev.

La sua Odile era autorevole e seducente, Odette inquieta e dolce. In quale dei due personaggi è più a suo agio? Non posso dirlo in modo definitivo. Dipende da come mi sento al momento dell’interpretazione, varia a seconda delle giornate.

Le sue belle linee allungate e la verve molto contemporanea che sa infondere anche ai personaggi dei titoli classici mi fanno pensare che si trovasse bene a ballare Forsythe e che adesso che non è più nel repertorio del Mariiskij le manchi...Si, mi manca moltissimo.

Dei coreografi contemporanei che non sono in repertorio quali le interessano di più? Quali le piacerebbe che creassero per lei? Sono molto curiosa di tutti: McGregor,Neumeier, Forsythe... Quest’anno abbiamo acquisito “Le parc” di Preljocaj così ho potuto ballarlo.

Riesce a vedere anche spettacoli non di balletto? Vediamo soprattutto quello che viene rappresentato nel nostro teatro, ma a me piace anche altro. L’ultimo spettacolo non di danza l’ho visto a San Pietroburgo. Si intitola “Intorno a Turandot” e  si tratta di prosa.

Il mondo del balletto nei grandi teatri è molto gerarchico, è stressante per lei vivere in un contesto come questo? Rivalità e gelosie certo esistono. Adesso ci sono insegnanti che creano negli allievi aspettative di diventare subito solisti. Io invece ho salito gradualmente tutti i gradini dall’inizio, dall’accademia Vaganova, al corpo di ballo, fino al ruolo di prima ballerina.

Pur essendo moscovita ha frequentato la Vaganova. Come mai? A dodici anni all’accademia del Bolshoj non mi hanno presa e non mi consigliavano di dedicarmi al balletto. Erano anni in cui servivano raccomandazioni. Ho provato alla Vaganova a San Pietroburgo, anche se qualcuno mi avvertiva che non prendono moscoviti. Invece mi hanno scelta e credo che lo stile Mariinskij mi si confaccia, con la sua precisione, il suo accademismo, il suo legame con la tradizione, la sua pulizia.

La sua famiglia l’ha appoggiata? I miei sono tecnici ottici, nessuno è nel mondo dell’arte, ma mi hanno sostenuta.

C’è stato un momento preciso in cui ha detto a se stessa: “Diventerò prima ballerina”? Fin da piccola sapevo che ballare era ilmio lavoro, indipendentemente dal ruolo. Comunque a ogni spettacolo sentivo di migliorare, non in un momento preciso, ma poco a poco. Ora, rispetto a qualche anno fa, mi sento, nei ruoli più importanti, di poter aggiungere qualcosa di più personale.

A parte le doti fisiche e tecniche, quale dote del suo carattere l’ha più aiutata ad emergere? Il carattere deve essere forte, altrimenti non si può continuare. Io pretendo molto da me stessa e anche dagli altri e sul lavoro non mi risparmio proprio per niente.

Ha voglia di raccontare qualche momento bello e meno bello nella sua carriera? Ci sono momenti in cui i capi ce l’han-no con te o sembrano avercela con te. Ci sono momenti di instabilità che dipendono dalle circostanze e dai cambiamenti della vita. L’importante è non fissarsi su queste cose, lasciar scorrere, non rimanere ancorati a quel che può sembrare negativo e concentrarsi sul lavoro. Rimanere se stessi senza farsi influenzare.

Ha voglia di raccontarci una speranza per il suo futuro, sul piano personale e professionale? In questo momento dal punto di vista personale sto molto bene, ho un marito(danzatore al Mariinskij n.d.r.) sono contenta. L’importante è che tutti e due continuiamo a stare bene anche di salute. Per il resto vorrei lavori e progetti sempre nuovi.

Segue dei riti o delle scaramanzie prima degli spettacoli? Non più. Da piccola mi prendevo un pelouche da casa, ma se poi lo dimenticavo temevo che lo spettacolo non andasse bene. Per questo, adesso che non ho più scaramanzie, neanche quella di non mettere le scarpette sul tavolo e mi sento più libera.

Chiara Castellazzi

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