Domenica, Maggio 26, 2013

Una nuova Giulietta

Il volto radioso conquista e il sorriso che le illumina lo sguardo trasmette la sua gioia. Apparentemente fragile per il fisico esile, ma sorprendentemente forte, Giulia Paris - ventenne toscana - da una stagione è la nuova prima ballerina del Balletto di Milano, un gioiello come da qualcuno è stata definita.Estremamente schiva e riservata nella vita, sul palcoscenico si trasforma sfoderando doti interpretative non comuni. Abbiamo incontrato questo giovane talento della danza italiana che si sta preparando proprio in questi giorni al ruolo di Cenerentola nella produzione firmata Giorgio Madia il cui debutto avverrà sul palcoscenico del Comunale di Bologna.

Giugno 2010: esame di diploma e immediato ingaggio dal Balletto di Milano; novembre 2010 debutto come prima ballerina in Chansons; dicembre 2010 debutto nel ruolo di Giulietta. Nel giro di sei mesi hai bruciato tutte le tappe e dalla scuola sei stata subito prescelta per interpretare ruoli di primo piano tra cui quello estremamente complesso di Giulietta. La stagione 2010/2011 ti ha vista così protagonista dell’importante tournée del BdM che ha toccato teatri prestigiosissimi tra cui anche il Verdi di Trieste, il Comunale di Carpi e tanti altri. Le tue interpretazioni hanno conquistato tutti e hai ottenuto consensi unanimi di pubblico e critica. Solo vent’anni eppure, oltre al talento che ti contraddistingue, hai dimostrato di possedere grande coraggio nell’affrontare una simile responsabilità superando a pieni voti le prove. Raccontaci di quest’anno, delle soddisfazioni ma anche delle difficoltà e timori che, immaginiamo, tu abbia inevitabilmente incontrato…

Ripercorrere un intero anno appena trascorso, ma ancora così vivo nella memoria, non è facile: ricordi, emozioni e sensazioni si ammonticchiano nella mente, tanto da non sapere da dove cominciare. La stagione 2010-2011 ha rappresentato per me un momento di crescita, di progresso e di perfezionamento decisivo, che, anzi, non esiterei a definire “di svolta” all’interno della mia evoluzione come danzatrice e, prima ancora, come persona. Le opportunità di cui la mia crescita artistica e professionale ha goduto sono state senza prezzo: una tournée di prim’ordine, che, con un gran numero di date, ha fatto tappa in illustri teatri italiani e persino europei e che, di spettacolo in spettacolo, ha permesso di trascorrere tanto tempo in scena, una vera e propria “palestra” formativa; il lavoro quotidiano sulla tecnica del partneraggio, essenziale per un danzatore, tanto più quando produzioni come “Romeo e Giulietta” e “Chansons”, oltre agli assoli, prevedono irrinunciabili pas de deux; l’acquisizione di maggiore scioltezza grazie all’incontro, fortunatissimo, con lo stile contemporaneo; il miglioramento delle capacità espressive e d’interpretazione, cosa che durante gli anni di scuola o di accademia, non giunge, sfortunatamente, a un livello elevato di maturazione. Com’è facile credere, il passaggio, fulmineo e inaspettato, dall’esame di diploma all’ingaggio come prima ballerina da parte del Balletto di Milano mi ha regalato, fin da subito, sia immensa soddisfazione e gioia, sia timori e preoccupazioni. Ciò perché mi sono trovata, dall’oggi al domani, ad interpretare Giulietta Capuleti, ruolo contemporaneamente leggiadro e dalla straordinaria complessità. Quella dei due amanti di Verona, oltre ad essere un classico della letteratura e del balletto, è una storia d’amore che ha sempre esercitato su di me un fascino irresistibile. Sicché, fin da subito, mi ha entusiasmata, incuriosita e, sì, un poco spaventata il fatto di potere finalmente interpretare e, in qualche modo, cucire addosso a me un personaggio così delicato, interessante e sfaccettato. Interpretare “Chansons”, poi, nuovo spettacolo della stagione appena trascorsa, con le bellissime musiche del grande repertorio francese, è stata una bellissima emozione.

La tournée ha toccato tanti teatri e si è conclusa niente di meno che a Mosca, dove il Balletto di Milano è stato invitato nell’anno della cultura italiana in Russia. La Compagnia ha riscosso un successo incredibile, ricevendo i complimenti delle numerose personalità russe e dell’Ambasciata Italiana. Che cosa hai provato nel trovarti su un palcoscenico in una delle patrie mondiali del balletto, con la sala esaurita da tempo e un pubblico che vi attendeva con ansia, ma anche con curiosità?

È vero! Com’è a tutti noto, la Russia, con i famosissimi palcoscenici che ospita, rappresenta per antonomasia, se non la madrepatria, certamente una delle terre d’origine, una delle culle del balletto, proprio insieme all’Italia, tanto più che è molto difficile, anzi impossibile non associare la parola “balletto” a luoghi come San Pietroburgo o Mosca. Proprio per questo motivo, la capitale russa è stata, e credo sempre sarà, il sogno di molti, oserei dire di tutti i danzatori classici: esibirsi al Teatro della Gioventù di Mosca, così importante, mi ha fatto vivere stati d’animo di gioia incredibile e travolgente, momenti senza pari, capaci di regalare un ricordo indelebile. Certo, il solo mettere piede su di un palcoscenico del genere incute timore, ed è forte il desiderio di non deludere le attese di quel pubblico così competente. Eppure, la soddisfazione più autentica è stato proprio percepire il calore di quella sala durante le rappresentazioni, ed alla fine, con tutto il pubblico in piedi che applaudiva entusiasta e mi donava fiori, ho improvvisamente realizzato tutta l’emozione di quell’evento straordinario.

Con il Balletto di Milano ti sei cimentata in differenti stili e ruoli, passandovi attraverso con disinvoltura e dimostrando grande versatilità. C’è, comunque, un ruolo nel quale ti identifichi oppure sogni d’interpretare, o uno stile per il quale senti maggiore feeling?

Fin da quando ero più piccola, mi stregava Cynthia Harvey nel ruolo di Kitri nel “Don Quixote” che Mikhail Baryshnikov allestì per l’American Ballet Theatre. Credevo che fosse il ruolo che sognavo d’impersonare, e che lo stile classico fosse il solo adatto a me. Oggi, tuttavia, mi considero una ballerina versatile, cui piace applicarsi a stili coreutici e coreografici diversi, desiderosa di apprendere costantemente forme, tecniche e linguaggi nuovi. A tale proposito, il punto di svolta è stato l’incontro con lo stile contemporaneo di Adriana Mortelliti, la quale mi ha portata alla scoperta di un modo per me innovativo di fare danza. Certo, la tecnica classica e lo stile neoclassico, come quello di Giorgio Madia, occuperanno sempre una posizione speciale nel mio cuore. Ciò, tuttavia, non mi allontana dal sognare di abbracciare altri ruoli o stili: oltre a Giulietta, mi piacerebbe cimentarmi e misurarmi con il “balletto drammatico” novecentesco e la “Manon” di Kenneth MacMillan, con “Rubies” di George Balanchine, la sua purezza di linee, la sua essenzialità e il suo dinamismo, con l’invenzione coreografica del tutto contemporanea di maestri come William Forsythe e Nacho Duato, con l’astrattismo e il surrealismo, ironico e irriverente, di Jiri Kyliàn.

Tra poco, il prossimo 30 Ottobre, un altro atteso debutto: Cenerentola di Giorgio Madia, su di un palcoscenico altrettanto importante, quello del Comunale di Bologna. Come ti stai preparando?

Che dire? Si tratta di una prima esibizione molto importante, che segna l’esordio sulla scena di una nuova produzione, per la stagione 2011-2012 del Balletto di Milano. Va da sé che l’attesa e la preoccupazione si avvertano e crescano di giorno in giorno, così come l’entusiasmo e la voglia di calcare quel palcoscenico. Tuttavia, tanto io quanto il resto della Compagnia, già da qualche tempo ad oggi, stiamo svolgendo prove su prove, ed ancora di più se ne svolgeranno da qui fino alla data della prima. Quanto a me, lavorerò con impegno per entrare con ancor più profondità nel personaggio di Cenerentola e per non deludere le aspettative.

Il tuo partner è Martin Zanotti, un danzatore straordinario e un grande interprete, di cui abbiamo più volte parlato. Siete affiatatissimi, complici. E si percepisce. Com’è stata l’esperienza con lui, che sappiamo essere tanto generoso quanto esigente?

Affiatamento, complicità, sintonia sono ingredienti essenziali e da cui non si può prescindere, affinché il connubio fra una danzatrice e il suo partner sia vero e credibile e sia capace di regalare agli spettatori trasporto, commozione e calore. Con Martin, dopo qualche incomprensione iniziale, l’intesa è ottima. Sono stata davvero molto fortunata a lavorare con un danzatore come lui, perché, oltre a vantare una tecnica impeccabile e ad essere un professionista autentico, è capace di coinvolgermi con intensità e di trasportarmi emotivamente. Comunque, devo ringraziare tutti i danzatori del corpo di ballo che, appena arrivata, mi hanno subito fatto sentire a mio agio, facilitando così il mio inserimento in questa Compagnia.

Anche tu, come tanti altri ragazzi, hai lasciato giovanissima la tua famiglia, spinta dalla grande passione per la danza, ed hai raggiunto precocemente una certa indipendenza. Crediamo sia stata dura. Ma ritieni questo aspetto fra i fattori determinanti per forgiare il carattere e, dunque, raggiungere gli obiettivi che ci si pongono?

Credo che, qualunque sia il proprio mestiere, sia che, come me, si scelga di abbracciare l’arte, sia che la vita ci veda seduti ad un banco di scuola o dietro ad una scrivania, il “motore” debba essere l’amore, la dedizione verso ciò che si fa. Io sono fortunata: danzo, e questo è ciò che ho voluto fare con tutte le mie forze. La determinazione è fondamentale per farti superare il sudore, la fatica, le lunghe ore di applicazione. Se non avessi avuto amore, uno sconfinato amore per la danza, se non avessi avuto la fermezza di compiere le mie scelte e di lasciarmi alle spalle dubbi e incertezze per rincorrere quel sogno, certamente mai e poi mai, all’età di 15 anni, avrei potuto decidere di lasciare la mia famiglia, i miei amici, la mia scuola, tutto ciò che mi legava alla mia città (Grosseto, N.d.R.) e che fa parte del “microcosmo” di ogni adolescente, per recarmi a Milano, dove avrei studiato danza. Ricordo ancora, e nitidamente, quel giorno. E, quanto al forgiare il carattere, che dire? Il ritrovarsi soli, circondati da una realtà nuova, sconosciuta, privi di quelli che, fino a ieri, erano i tuoi punti di riferimento, le tue certezze, i tuoi appigli, costringe, che tu lo voglia oppure no, a crescere in fretta. Insomma: dedizione, volontà e sacrificio!

Come sai, la strada che dall’inseguire un sogno conduce al successo su di un palcoscenico, tanto più se prestigioso, certo non è breve e tantomeno agevole. Ed il solo talento non è sufficiente: occorre che qualcuno creda in noi, ci prenda per mano e ci guidi, fino a che non siamo divenuti capaci di camminare sulle nostre gambe, autonomamente. C’è qualcuno che ha segnato il tuo percorso e a cui vorresti esprimere la tua riconoscenza?

Sono molte le persone a cui ciascuno di noi deve qualcosa: l’esperienza è fatta di cose, anche piccole, che si imparano dagli altri, ed ogni suggerimento, consiglio, esempio, ci fanno crescere, aggiungendo una piccola tessera al grande mosaico della nostra esistenza. Però c’è una persona a cui voglio esprimere la mia riconoscenza più profonda, sincera e piena d’affetto, di vero affetto e attaccamento, senza la quale oggi certo non sarei la stessa Giulia Paris: è Margarita Smirnova, la mia insegnante. Potrei dire che la Signora Smirnova è stata una eccellente maestra, tanto per ciò che riguarda lo studio della tecnica classica, quanto per il vincolo umano, affettivo ed emotivo che lega me a lei e lei a me. Credo che le parole, o, almeno, queste mie, siano capaci soltanto a metà di esprimere quanto sia incancellabile il segno che la Signora Smirnova ha impresso durante tutti questi anni trascorsi in Accademia e lasciato dentro di me, fra i miei ricordi. Un episodio, forse, potrà, meglio delle mie parole, dare voce a quel che sento. Il 20 aprile di quest’anno, celebrando la Giornata Internazionale della Danza, si è tenuto al Teatro Carcano di Milano, sede del Centro Studi Coreografici da cui provengo, il “Grand Gala de Danse”, cui ho preso parte non più come allieva, ma come prima ballerina del Balletto di Milano. Ebbene, durante i saluti finali, fra gli applausi del pubblico in sala, scendere con foga gli scalini del palcoscenico e correre, fra gioia e lacrime, a ricevere le congratulazioni e, più ancora, l’abbraccio della mia insegnante, senza la cui guida a calcare quel palco mai sarei arrivata, è stata una delle pagine più meravigliose di questi miei 21 anni. Una di quelle pagine che non dimenticherò mai.

A chi dedichi il tuo successo?

Nonostante già io sappia che, rispondendo a domande del genere, quanto sto per affermare sia prevedibile, banale e, forse, detto e ridetto, tuttavia, se veramente di successo si può parlare, desidero dedicare la mia affermazione, gli apprezzamenti ricevuti ed i consensi di critica e di pubblico ai miei genitori e a mia sorella, a cui sono legatissima. Ritengo che questo sia il solo dono che io possa rivolgere loro, per ringraziarli di tutto ciò di cui a un genitore si possa dire grazie: di avere compreso me e quel che avevo dentro al cuore; di avermi assecondata, allora come adesso, e di avermi dato fiducia; di essersi spesi, con quella generosità e con quell’amore di cui solamente un madre ed un padre sono capaci, affinché il mio sogno potesse avere una chance, lasciandomi libera di prendere e seguire la mia strada, benché giovanissima e lontano da loro.

Giulia, domani?

Per adesso penso al Balletto di Milano, al quale devo molto, e che mi ha scelto per interpretare da subito i ruoli principali. Cercherò sempre di dare il massimo. Per il futuro? Chissà. Sono giovane e piena di entusiasmo. In questo campo non si finisce mai di imparare ed io spero di poter fare tante altre esperienze con coreografi importanti.

 

tuttoDanza - settembre 2011

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